Nel febbraio 2024, al Mobile World Congress di Barcellona, Huawei ha mostrato un prodotto che da allora è quasi sparito dai radar: il disco magnetoelettrico, in inglese Magneto-Electric Disk o MED, pensato per i dati “freddi” dei data center al posto degli hard disk. Secondo il canale Bilibili 龙科多工作室, la linea produttiva del componente chiave, il film con rivestimento magnetico, è in costruzione in Cina e dovrebbe entrare in produzione a gennaio 2027. Ecco cosa è davvero il MED, perché Huawei ne ha bisogno e cosa si sa della fabbrica.
Cosa aveva promesso Huawei a Barcellona
A presentarlo fu Peter Zhou (Zhou Yuefeng), allora presidente della linea di prodotti storage di Huawei, con il nome commerciale OceanStor Arctic. Le promesse, riportate all’epoca da Blocks and Files: costo complessivo del 20% più basso delle librerie a nastro e consumi del 90% più bassi degli hard disk. Una slide metteva i numeri in fila: 450 watt per petabyte per gli HDD contro 71 per il disco magnetoelettrico, con un rack da oltre 10 petabyte che assorbe meno di 2 kilowatt. Poi il silenzio: il portavoce di Huawei disse che il prodotto non era disponibile fuori dalla Cina, con un arrivo all’estero previsto per la seconda metà del 2025.

I dettagli tecnici sono usciti a novembre 2024, sempre tramite Blocks and Files e ripresi da Notebookcheck: la prima generazione del MED è un’unità sigillata da 7 pollici con 72 TB di capacità, un rack arriva a 8 GB/s complessivi, e la seconda generazione, prevista tra il 2026 e il 2027, dovrebbe scendere al formato da 3,5 pollici con una densità più alta.
Non è un nuovo materiale: è SSD più nastro in una scatola
Il nome “magnetoelettrico” aveva fatto pensare a un mezzo fisico nuovo, a metà tra memoria magnetica ed elettrica. Non è così, e il video lo spiega bene: dentro l’unità ci sono un SSD, che fa da memoria tampone veloce, e un meccanismo a nastro magnetico con motore, testine e due bobine, che tiene la gran parte dei dati a basso costo. I dati arrivano sull’SSD alla velocità della NAND e scendono sul nastro con calma; una tabella nella NAND ricorda dove sta ogni file. Il tutto è impacchettato nel formato di un disco da server, così si infila in un rack al posto di un HDD senza cambiare nulla attorno.

L’idea non è nuova in sé: le librerie a nastro con un livello di cache su disco esistono da decenni, e tra il 2010 e il 2018 Seagate vendeva gli SSHD per PC, hard disk con 8 GB di flash davanti. La novità del MED è la miniaturizzazione, cioè mettere nastro e flash in un’unica unità hot-swap, e il software che decide da solo cosa tenere sulla flash e cosa archiviare, con tempi di accesso dichiarati nell’ordine dei secondi contro i minuti di una libreria a nastro tradizionale. È adatto ai dati freddi e tiepidi: archivi, backup, log, i dati di addestramento che si leggono una volta ogni tanto.
Perché Huawei ne ha bisogno: gli hard disk non si fanno in Cina
Il motivo è industriale, non di prestazioni. Gli hard disk sono un oligopolio: Western Digital e Seagate (Stati Uniti) e Toshiba (Giappone) insieme superano il 95% delle unità vendute nel mondo, e nel primo trimestre 2025 avevano rispettivamente il 42%, il 40% e il 18% del mercato secondo i dati di Tom Coughlin ripresi da Blocks and Files. Nessun produttore cinese sa fare le testine e i materiali magnetici dei piatti: come racconta il canale, è una tecnologia semplice sulla carta ma protetta da decenni di brevetti e know-how, un po’ come i motori a combustione per le auto. Dopo le sanzioni americane, Huawei e i grandi cloud cinesi (ByteDance, Alibaba, Tencent) hanno continuato a comprare HDD dai tre produttori esteri, e secondo il video circa l’80% dei dati nei data center AI è “freddo” e sta proprio lì.

Il nastro magnetico, invece, è un rivestimento depositato su un film plastico: una tecnologia di materiali che la filiera cinese dei rivestimenti funzionali conosce. Il MED aggira il collo di bottiglia delle testine e dei piatti spostando la capacità su un mezzo che si può produrre in casa, e lascia all’SSD, che la Cina produce da anni, il lavoro veloce. È la stessa logica che abbiamo visto nella sorgente EUV cinese di Langdao e nella DRAM 4F² di CXMT: non copiare il prodotto occidentale, ma cambiare strada dove la strada è bloccata.
La fabbrica del film magnetico: cosa dicono i documenti
Qui conviene separare quello che risulta dai documenti ufficiali da quello che aggiunge il video. Sidike New Materials (斯迪克), società quotata a Shenzhen e fornitore di adesivi ottici per l’elettronica, ha un progetto di ricerca sui materiali magnetici a rivestimento (magneti morbidi, duri e compositi) completato nel 2025. Per portarlo in produzione ha creato nell’agosto 2025 la controllata Changzhou Gongyue Xingchen (常州共跃星辰): secondo le comunicazioni agli investitori riprese dalla stampa finanziaria cinese, il capannone doveva essere al tetto entro luglio 2026 e finito entro settembre, con l’installazione e il collaudo delle macchine entro la fine del 2026. In un aumento di capitale dell’estate 2026 la quota di Sidike scende dal 66% al 58,6% circa, e tra i soci compare un fondo di private equity di Shenzhen, 远致星火, con il 34%.

Il video aggiunge il pezzo che manca: secondo 龙科多工作室 quel fondo di Shenzhen è un fondo di “sinergia industriale” guidato dall’ente pubblico locale (la SASAC di Shenzhen) a cui partecipa Hubble, il braccio di investimento di Huawei, che così entra nella società in modo indiretto; la divisione dei compiti sarebbe Sidike per il rivestimento nanomagnetico del nastro e Huawei per controller, algoritmi e sistema completo, con l’avvio della produzione a gennaio 2027. Nei documenti pubblici di Sidike non compaiono né Huawei né il MED: è un collegamento che il canale ricava dalla composizione del fondo, e va preso come tale. Il prezzo del MED rispetto a un hard disk, infine, non è ancora noto: il canale ipotizza che scenda con i volumi.
Cosa cambia per chi usa i data center
Per un utente in Europa, nel breve, niente: il MED è un prodotto da rack per archivi e cloud, in vendita in Cina e con l’estero rimandato più volte. Nel medio periodo conta per due motivi. Il primo è il consumo: con i data center AI che passano a 800 volt per contenere le perdite, un archivio che assorbe un sesto di un HDD per petabyte è un argomento di vendita anche fuori dalla Cina, se le promesse del 2024 reggono. Il secondo è il mercato della memoria: se i grandi cloud cinesi spostano i dati freddi su SSD più nastro, cambia la domanda di hard disk e di NAND proprio mentre la RAM dei PC viene dirottata verso i data center. Come per i PC della pubblica amministrazione cinese senza Intel e AMD, l’effetto delle sanzioni è una filiera parallela che prima non c’era: la fabbrica di Changzhou dirà, nel 2027, se il nastro dentro un disco è una soluzione o un ripiego.
Fonte: video di 龙科多工作室 su Bilibili (anche le foto nel testo), Blocks and Files, Notebookcheck, comunicazioni di Sidike riprese da 10jqka.



